interprete e traduttore

Interpreti e traduttori giudiziari

Ausiliari interpreti e traduttori giudiziari, il compenso non basta

Ancora una volta viene sollevato il caso degli ausiliari interpreti e traduttori giudiziari: sono professionisti, la loro presenza è obbligatoria ma prendono circa 3 euro netti l’ora

Quattro euro lodi all’ora, nonostante nel loro campo siano dei professionisti. Questo è lo strano e assurdo trattamento economico che ricevono ausiliari interpreti e traduttori giudiziari abitualmente impegnati nelle aule dei tribunali italiani, come è stato denunciato pubblicamente alla fine della scorsa estate mettendo sul banco degli imputati direttamente lo Stato che per loro è il vero datore di lavoro.

Al netto delle tasse infatti significa mettere in tasca per un’ora di lavoro, nonostante per legge sia specificato che “la prestazione dell’ufficio di interprete e traduttore è obbligatoria”.

Significa quindi che nell’aula di un tribunale quando sua necessario affrontare traduzioni per le deposizioni è necessario che siano effettuate da un esperto e l’eventuale rinuncia alla sua prestazione può generare il reato di “rifiuto di uffici legalmente dovuti”, con una pena prevista dal Codice penale che può andare fino a sei mesi di carcere.

In pratica sua il magistrato che la polizia giudiziaria possono servirsi di ausiliari, interpreti e traduttori per l’assistenza in udienza e per le traduzioni degli atti giudiziari, ma il Il tariffario si attesta a 14,68 euro per la prima vacazione (due ore) e 8,15 euro per quelle successive.

Significa in pratica che in media nonostante siano professionisti vengono pagati circa 4 euro lordi l’ora. Una cifra inaccettabile in uno Stato di diritto, specialmente nel campo della giustizia che invece dovrebbe rispettare un lavoro così essenziale.

La situazione comunque non cambia per interpreti per la polizia e traduttori giudiziari che ricevono un compenso fisso o variabile come ha spiegato all’Adnk qualche tempo fa Chiara, avvocato specializzata in diritto civile.

Il prezzo fuori dal mercato e comunque in contrasto con i principi costituzionali sulla tutela del lavoro e sulla equa retribuzione viene giustificato dalla funzione pubblicistica del lavoro.

Come sottolinea l’avvocato “se questo ragionamento fosse corretto, andrebbe applicato anche ad altre categorie professionali, così come ai parlamentari e invece così non è, altrimenti si tratta di una palese violazione del principio di uguaglianza sancito dall’articolo 3 della Costituzione”.

A complicare ulteriormente la situazione è arrivata la legge di Stabilità 2014 nella quale il governo ha provato a tagliare di un terzo i compensi per le prestazioni nei giudizi di gratuito patrocinio.

Un provvedimento dichiarato illegittimo dalla Corte Costituzionale perché l’articolo 54 del Testo unico sulle spese di giustizia impone l’aggiornamento degli emolumenti agli ausiliari di giustizia ogni tre anni in base a criteri Istat. Invece l’ultima rivalutazione risale al 2002.

A questo si aggiunga che i professionisti in questione al termine del processo devono depositare la richiesta di liquidazione in Cancelleria e questa passa al magistrato il quale emette il decreto, ma possono passare anche dei mesi.

Dopo la firma il decreto torna in Cancelleria e viene inviato all’ufficio competente che lo ridetermina alla luce delle detrazioni fiscali da effettuare. Ecco perché per quei soldi, che già sono pochi, possono passare anche anni prima della riscossione.

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